Sull'attenti dalle 6.15, ma sveglio già da prima.
Da prima che il sole arrivasse, quando il cielo era ancora scuro, ma solo per metà, lo vedevo dalla finestra, in quel piccolo lembo che le persiane lasciano scoperto.
Faceva fresco, ed io mi ero già scoperto e ricoperto mille volte. Ho lottato con il lenzuolo, con il pigiama, con la voglia di non dormire più, e così ho fissato il blu, fino a che non è diventato azzurro chiaro chiaro.
Avevo da pensare a tante cose e tutte insieme, come sempre...
Pensavo agli equilibri, alle loro caratteristiche, stranezze e peculiarità.
Con le gambe nude e stese sopra alle coperte, con una voglia matta di caffè, così... ho pensato.
Ho pensato alla differenza, a quanto siano piccoli gli spazi che dividono le certezze dalle incertezze, la forza dalla debolezza, la felicità dall’infelicità, il sorriso dal pianto.
Rimuginando il passato, sputato il presente, impasto nei sogni la bozza della mia vita futura, ne esce un disegno dai tratti assai polverosi, sfumati ed incerti, e non può essere che così.
Ho pensato a quanto possa esser breve quel che ci succede, ma che spesso però siamo noi, con le nostre sensazioni ed emozioni a tenere o meno in vita.
E’ come per i ricordi, i volti, le persone, le parole... li si tiene stretti perché ci fanno comodo, ci aiutano a stare meglio, a scaldarci e forse anche a sorridere.
E non ci meraviglia nulla di questi piccoli spazi brevi, sappiamo che sono lì, sappiamo che ogni cosa che abbiamo non sarà infinita, che magari oggi ce l’hai e domani no.
E non parlo di cose materiali, di quelle me ne importa davvero poco... ma è il tocco di uno sguardo, una parola sussurrata all’orecchio, un sorriso timido, una telefonata, una email, uno sguardo dritto al cuore che rivela tutta la nudità di un sentimento.
Succede con l’amore, con l’amicizia, persino con l’odio o l’indifferenza... sappiamo che ora ci sono ma domani potrebbero non esserci più e non c’è segreto, né rimedio, non c’è stratagemma che può opporsi a quello che c'è di disegnato sul nostro cammino.
Quindi, ci si abitua a tutto prima o poi?
Vorrei poter dire di no, sbattendo anche il pugno su questo tavolo di legno chiaro, rischiando anche di farmi male.
Perché vorrei poter tenere nel mio quotidiano tutto quello di cui ho bisogno, per vivere, per ridere, per piangere e sì... anche per disperarmi, perché tutto mi ricorda che sono vivo.
E anche se adesso mi sembra di esser morto e rinato già mille volte, vorrà dire che ogni pezzetto di me che si aggiunge mi rende più bello, più vero, più umano... o forse solo un po’ più stronzo.
Pensavo a questo… ai silenzi, alle parole, a quel che vorrei dire, scrivere, urlare… e cerco di traferirlo qui, sussurrandolo, scrivendolo, appuntandolo, cercando che empaticamente arrivi ad ognuno un pezzetto emozionale di me… che sto bene con i miei mille pensieri, fissando un piccolo lembo di cielo, all’alba di questo giorno già iniziato…
Mattutinamente S... ento e attendo
Mio Dio... sono davvero in ritardo.
Cumuli di vestiti ovunque, dappertutto.
Sul comodino giacciono pile di scontrini che prendono polvere e una bottiglietta di vetro trasparente con acqua di sale... ho trovato il mio profumo.
E mentre annaspo tra le cose alla ricerca di quello che avevo lasciato lì poco prima… ecco spuntare il mio attimo di dolore: un ricordo.
Un'agenda rilegata in pelle con dentro inciso il mio nome.
Una cosa che ha fatto lui per me con le sue mani.
Io sono fermo, immobile, il sangue sembra non scorrere più nelle mie vene mentre me la passo tra le mani. I brividi salgono e mescolandosi si spandono in questi pochi metri quadri. Vanno e vengono come la marea. Portando cose: sono carezze e pugni, sono sorrisi e lacrime.
Lo sguardo si perde mentre fisso quell’oggetto.
E tu sei lì fermo, clamorosamente in ritardo a lavoro… ma so che mi aspetteranno… non è carino lo so, ma è così che adesso deve andare…
Allora ti siedi calmo, stendi le gambe. Prendi lo specchio e in esso ti osservi.
Respiri e ti chiedi cosa sia cambiato, quante cose adesso sono diverse.
Se ti manca... se ti pensa.
Il telefono suona, s’accertano se prima o poi arriverai.
Sì, arriverò.
Perché io ci sono sempre.
Quel che passa, diventa memoria, e finisce che non lo perdi mai.
E non so se questo sia un bene o un male. Anche se a tratti vorrei perdere tutto, anche se vorrei che una spugna portasse via con sé quello che è stato, quello che è stato taciuto, le bugie, la malinconia e l’amaro, so che non è giusto.
Anche se a tratti mi piacerebbe non essere più capace di parlare, ascoltare e capire. Essere come una pietra, che non sente nulla, né il caldo, né il gelo. Sì, come una pietra. Ma so che non ne sarei capace.
L’oblio vorrebbe avere la pretesa di cancellare, ma io non sono capace di dimenticare e di far finta che nulla sia stato. Forse perché non si dimentica mai, e non si è mai davvero capaci di comandare prepotentemente i ricordi.
Magari fossimo capaci di farlo e di zittirli, e se io lo fossi stato, avrei continuato a prepararmi senza dar peso a quell’oggetto, e forse adesso non sarei nemmeno così paurosamente in ritardo.
Ma mi aspetteranno.
E nei ricordi scavo e vive di nuovo per un attimo quello che è stato, che alle volte s’impolvera, cambiando forme e colori.
Ma io non posso e non voglio dimenticare, perché prima di volerlo dovrei imparare come si fa a desiderare di dimenticare. Forse qualcuno dovrebbe insegnarci come si fa. L’oblio cancella, ma io non ne sono capace. La memoria trasforma ed io adesso son solo capace di fare questo.
Mi passo tra le mani l’oggetto... che riprende quello che è stato sempre il suo posto, all’incrocio dei due muri, perché ormai è parte integrante del mio mondo e delle mie piccole cose… e questo significa anche usare la memoria per trasformare e trasformarsi…
Riflesso nello specchio: una giacca nera ed un cravattino color bordeaux che ammicca su una camicia bianca, jeans.
Il volto sorride, il telefono squilla ancora, sono già per strada… arrivo…
Riflettendo, S… ento e attendo
Nel giorno del nostro mesiversario... chissà se lo ricorda
Dapprima mi ha stretto tiepidamente...
... il silenzio.
Un calore strano, di altrettanta strana consapevolezza.
Come quelle cose che ti danno certezza, che bruciano il cuore, che spingono ad andare avanti, e ad essere migliori.
Perché ci sono... non toglietemi questa certezza...
Ciò che prima t'intorpidiva, sporcava, nascondeva, d'un tratto scompare, e scomparendo ti lascia libero. Davvero.
Quel che un tempo è stato catastrofe, diventa ricordo sbiadito, dai tratti sabbiosi, e non più lucidamente niditi.
Il tempo continuerà a renderli sempre più labili, sottili, fino a farli scomparire del tutto da te e dalla tua carne.
Come un coltello dalla lama molto affilata taglia e lascia il segno e spezza qualcosa.
Il tempo interrompe, ti segna, ti aggiunge e ti toglie qualcosa, lasciandoti libero.
Davvero.
Le cose non saranno più come prima. Qualcuno te lo sussurra, te lo urla... te lo dici anche tu...
Nel silenzio.
E chiedi e vuoi silenzio.
Il silenzio che ha tutto il potere di spiegare quel che le parole non sono capaci di dire.
La consapevolezza di un abbraccio muto, si trasforma in paracadute quando sei in caduta libera, lo apri nel silenzio, e sai che t’aiuterà a poggiare i piedi dolcemente su un terreno ancora vergine.
Dove muovi nuovi passi.
L'eleganza del silenzio... mi vesto solo di questo adesso.
E mentre cammino ho bisogno di silenzio.
Perché le cose più importanti si comunicano da sempre nel silenzio e nell’assenza di parole.
Le parole hanno la forza di corrompere, modificare e mistificare la realtà... il silenzio invece no, permette che tutto resti quasi immutato, e perciò spesso chiaro ed evidente.
Perché nasci e muori, perché chiudi, apri, poi chiudi di nuovo... ma poi apri ancora...
Poi ho sentito anche un po' freddo...
... il silenzio.
C'era solo lui, anche se spolverato da un sottile strato di zuccherosa e nera paura, quella che s'annida quando sai che non c'è più quella coperta con cui ti nascondevi e che pensavi ti proteggesse.
L'ho ritrovata così infeltrita che l'ho buttata, lasciandola scivolare via lontana da me.
Infeltrita, come la preferita delle mie sciarpe.
Infeltrita, rigida, assolutamente da buttare.
Ma testardamente ho cercato di recuperarla.
Mi sono detto che avevo già buttato via qualcosa e che per questa non sono ancora pronto.
Poi c’è stato solo un elegante silenzio, e la consapevolezza di un paracadute…
Il viso sul cuscino e gli occhi, finalmente chiusi…
Io sotto la mia coperta infeltrita... che non parlo, non dico e non prometto.
Silenziosamente S… ento e attendo
Vorrei... una bacchetta magica...
... per risolvere i miei guai
... per avere giustizia
... per infondere coscienza e rispetto
... forse per tornare indietro...
Tante sono le cose da raccontare. Così tante che perdono senso. Senza forzare,sono cose che arrivano agli eccessi. Oppure che stanno agli opposti. Oppure cose così, nè belle, nè brutte.
"Cose"
La mia vita.
Ne sono scioccamente geloso e possessivo. Allora replicare in differita, dare eco... non mi lascia soddisfazioni. E se ci ripenso sulle "cose". Ci rimugino. Spariscono negli abissi bui. Ombre.
Chiudo la porta in faccia agli altri. Fermo le conversazioni. Blocco i sentimenti. Concedo sorrisi a metà. Faccio bene faccio male. Nessuna delle due, credo. Semplicemente mi precludo la possibilità di avere un dopo perchè questo dopo potrebbe deludermi o rendermi felice... dipende.
Faccio leva sulla mia indipendenza disperatamente. Perchè so. So che una foto perenne mi ricorderà qualcosa che ho perso. Anzi no, quasi perso, perchè qualcosa resta. Qualcosa che però è sfocato sullo sfondo e i contorni sono indefiniti, le voci indecifrabili, i visi dimenticati. Qualcosa che resta per il gusto di torturarmi. Qualcosa che è in me ogni mattina quando guardo i miei occhi scuri e i capelli lisci nello specchio. Qualcosa che mi fa sapere che il mio viso non è del tutto mio.
Sento il cigolio della porta che si accosta.
Nessuna scusa.
No, non è stata una folata di vento dispettosa. Sono proprio io che ho abbassato la maniglia e girato la chiave.
A doppia mandata.

Ti ho cercato...
Ti ho perso? (Ormai è certo).
Ti vorrei qui.
Cosa c'è?
Non sto bene.
Sono pazzo di te.
Spegni la luce, grazie.
Ridi tu. Rido io.
La passione c'è.
Stai male, lasciamoci.
Ci penso-ti penso-ho bisogno di te- cosa pensi-pensi-?
...
Canzoni. F
...
Tornerà la primavera, ma adesso...
... Piove, tanto...
La mia vita è di pongo.
Devo aver dato qualche manata distratta, perché non ne riconosco piú la forma.
O, forse, nel plasmare senza in mente una figura precisa, ne è uscita una sagoma strana, che sono il primo a non saper interpretare.
Mi sono distratto... mentre le dita di qualcuno continuavano sole.
Ho chiaccherato... mentre una mano mi schiacciava e lisciava.
Guardavo altrove... mentre piantava le sue dita nel molle.
A volte, assorto, ho ritratto i miei amori. O copiato sculture giá viste.
Ora, non distinguo gli errori dai tocchi voluti.
Continuando a modellare... peró... il pongo non si secca.
E poi... eventualmente... basta scaldarlo un po'.
Almeno stanotte... basta con gli incubi...
Non voglio sognarlo nel mio letto che ride di me...
Come... quando mi fermo dopo aver camminato o ricerco fra i pensieri una soluzione.
Come... quando sono sveglio in una notte che passa e spero un giorno passi questa paura.
Sono stato chiuso fuori dove c’è solo il vuoto con il peso delle cose che ho detto, fatto o promesso
Rimane il fiato sprecato...
Ogni cosa che ho già visto o provato, funziona come un’unità di misura.
Più vado avanti dentro una vita che passa, più aumenta la peggiore paura.
Non c’è amore più grande di quello che un mese fa mi ha abbandonato,
non c’è dolore più grande di quello che un mese fa mi ha ammazzato.
Sarò distante, in fuga da solo,
lontano,irraggiungibile,
sedotto,inconquistabile.
"Due...massimo tre minuti nella lavatrice e sarò come nuovo...
è che non voglio entrarci..."
Le nuvole non mi rattristano...
Forse perchè io sono un po' come loro.
Statiche, impotenti, fastidiose... ma in fondo senza colpe...
La pioggia mi irrita...
Scende violentemente, senza fermarsi a pensare se è il caso di farlo... o no.
Il vento mi piace...
E' come se l'aria sentisse il bisogno di urlare al mondo quanto fa schifo.
Il sole è vita...
Anche se a volte vorrei guardarlo dritto in faccia per chiedergli se non è stufo di farmi luce... senza scaldare l'acqua gelida...
"Tutto avviene per un motivo"
Allora ci sarà un motivo se le nuvole non mi rattristano.
«Rifletto quì da SOLO... davanti a me TU non hai potuto... ti avrei UCCISO con un SORRISO... che non avrebbe nascosto quello che ormai SAPEVA... »