
Domani...
Una ricorrenza domani...
Passo oggi qui... domani non ci saranno parole da fissare...
Le avrò tutte strozzate in gola...
Grazie per il dolore che mi hai dato, per le parole che mi hai negato, per le promesse che solo io ho mantenuto...
...sono un uomo ora.
postato da: Sentoeattendo alle ore 15:39 | My Site | commenti (2) |permalink|Vorrei entrare nella testa di qualcuno, sapere cosa vedono e percepiscono di me certi occhi.
Non è mr Egocentrismo che scrive.
Ma sono io che a volte cerco negli altri quel che non è chiaro in me.
Del resto di me so che corro, salto, sviscero, pondero, chiedo, snocciolo risposte (che d’istinto do e d’istinto temo) e scivolo… ma mi salvo sempre nell’attimo prima di farmi male sul serio; bevo solo caffè alla mattina mentre sfoglio un giornale, penso a cosa mettermi e butto quello che può servirmi nella borsa di lavoro; arrossisco a un complimento…
e se una mano mi viene incontro, faccio lo stesso…
So che do una rapida occhiata all’ora sul cellulare, ed è sempre tardi, dannatamente e fottutamente tardi… poi arrivo sempre dannatamente e fottutamente in anticipo (tranne l’altra sera).
Ah… e so sempre quello che voglio…
Il problema è che tra ieri e oggi ho fatto trenta colloqui nella mia testa, e mi prende male dire di no a qualcuno di questi, perché tutti hanno una forte motivazione, tutti sperano nelle mie risposte, tutti vorrebbero….
Il problema è che penso ogni tanto a certi chiodi e alle mie crepe, e al fatto che forse ho resistenze nel fidarmi… paura della codardia, paura di dire a me stesso che non ho capito, compreso, annusato, scandagliato quell’inconfondibile puzza di bruciato.
Ma non è mica giusto che paghi colpe non mie… sto cercando di dimenticare per un po’ il sapore inconfondibile dell'ansia mista alla paura…
Ho sempre pensato che le vite di ognuno di noi siano come grandi romanzi… e nei romanzi ci sono dei capitoli per distinguere dei momenti per sottolineare che il tempo passa e la situazione si evolve… qualche volta ci sono anche delle parti con titoli carichi di promesse…
Vorrei scrivere il capitolo della “speranza”…
Sorridere così... senza pensieri...
Me quedo inmóvil aquí...
Telefono a casa di un’amica...non c’è.
Non riconosco la voce di chi mi risponde. Ma lei mi conosce. Lo capisco dal tono.
“Ciao”, mi dice. No, non c’è".
Ed è al momento di riattaccare che succede... succede che mi dice...
“Ciao, saluti a…” e lo nomina.
Lo ha nominato.
Da quanto non sentivo il suo nome?
Le persone che mi sono vicine sanno bene che non va nominato.
Al massimo, le pochissime volte in cui decido di affrontare il passato, è l’Incosciente.
O G.
Ma il nome mai.
Lo sanno tutti... con questo nome non si scherza.
E’ come rievocare un fantasma, un incubo che non mi dà pace.
Ed ecco che per qualcuno lui esiste ancora… e io esisto ancora con lui.
E non è che piango… no.
Resto là, ad ingoiare. Conosco la tecnica.
Se mi prende la morsa di pianto comincio ad ingoiare. Ingoio e ingoio. Fin quando non mi fa male la gola. Mi fa male tutto il collo… già.
Ed ora vorrei richiamarla, questa sconosciuta. E farmi raccontare com’è la mia vita vista da lei. Perché nella mia vita, vista da lei, non ci deve essere solitudine, non ci deve essere depressione, non ci deve essere angoscia, né sensi di colpa.
La macchina del tempo.
Per lei sono ancora una coppia, e allora avrei tanto bisogno di sentirmi raccontare questa vita che non c’è più.
Com’è questa vita parallela in cui lui non mi ha abbandonato?
Com’è questa vita in cui lui mi ha affrontato? E non mi ha lasciato. E non è sparito... non si è dissolto.
Com’è la vita in cui un uomo che ti ha amato non sparisce all’improvviso dopo aver condiviso con te giorni, notti, angosce, dolori, felicità?
Com’è la vita in cui un uomo che diceva di amarti sopra ogni cosa non decide di cancellarti lasciandoti anche in mezzo ai guai?
Vorrei tanto richiamarla, questa sconosciuta.
E dirle "Sì, te lo saluto" e lasciarla parlare e provare a parlare anche io.
Dirle "Tutto bene. Sì, lui sta qui. Sì, certo, mi ha seguito a Roma. Come avremmo potuto separarci?".
Ecco, lasciarmi cullare dalle domande di questa sconosciuta, per il quale noi ci siamo trasferiti insieme a Roma.
E non sono io che ho dovuto lasciare tutto e tutti, per scappare il più lontano possibile da tutto quello che me lo ricordava.
Sei mesi… sei mesi in cui non ho neanche imparato a dormire prendendomi tutto lo spazio. Continuo a dormire di lato, e a svegliarmi col mal di schiena, perché ho paura di andargli addosso al fantasma. C’è chi ce l’ha questa forza, e si guarda intorno. Io non riesco neanche ad alzare lo sguardo, ancora.
Ho paura che si legga tutto nei miei occhi. E’ lui il tradito, è lui l’escluso, è lui l’abbandonato.
Avere la felicità a portata di mano, e non riuscire a trattenerla.
Darla per scontata. Fidarsi.
Perché mica ero un ragazzino, no.
Però ero così ingenuo da pensare che il male, il dolore, nella mia vita, sarebbero venuti da fuori. Sarebbero venuti da tutto quello che detestavo. Sarebbero venuti dagli insuccessi. Dagli ipocriti che mi giravano attorno. Ma mica sarebbero mai potuti venire da chi mi amava.
Assurdo.
E invece il dolore più grande arriva proprio da lì, da chi ami di più. Gli altri non ce la fanno a farti così male. Ti fanno male, ma non così male.
Non ti tolgono il respiro, non ti tolgono il sonno.
Non ti tolgono la pace.
Non ti tolgono la vita.
E non ero mica una ragazzino. E neanche pensavo di essere ingenuo.
Il re è nudo. E scoprirlo quando sei giovane è un conto. Hai tutta la vita davanti per riparare. Ma scoprirlo quando la giovinezza te la stai lasciando alle spalle è diverso. Perché lì sì che non ti rimane scelta. Puoi solo mollare tutto. Piano piano. Lasci una cosa, poi ne lasci un’altra. Poi ti allontani da tutti. Soprattutto da chi ti dice di volerti bene. Perché è lì che si nasconde il pericolo, ora lo sai bene cazzo. Mica ti fregano più. Una volta passi, due no. Lo sai pure tu che non lo reggeresti, un altro colpo.
E allora ciao a tutti... piano piano.
Ciao alla famiglia, che non ha colpa, no.
Ciao agli amici, che certo all’inizio ti stanno pure vicini, perché stanno lì, un po’ sospesi un po’ rapiti da tanta sofferenza. Ma poi, a lungo andare, non è che fa sempre piacere uscire con uno spostato depresso, no? Soprattutto perché questo non vuole più uscire. Non gliene frega niente. E chi me lo fa fare di stare lì a convincere le persone a uscire di casa?
E poi dire addio alle cose, a tutto quello cui eri affezionato, a tutto quello da cui non ti saresti separato mai. Ai tuoi libri. Non portarteli dietro, che senso ha? Niente ha più senso. Lascia tutto. D’improvviso non te ne frega più niente. Niente di quello che aveva importanza prima ha più importanza. Che senso ha darsi da fare quando tu sai che non c’è più nessun posto in cui arrivare?
… un posto ci sarebbe, per la verità. E tu lo sai bene. E’ inutile che ti racconti balle. Lo sai bene.
Te l’ha ricordato la sconosciuta di oggi, al telefono, no?
"Saluti a"…
Ti ha riportato alla realtà. Al motivo per cui sei venuto qua. Separarsi da tutto e da tutti. Tu non hai nessuno a cui portare i saluti.
Non hai proprio più nessuno, cazzo.
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