

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.
Alda Merini
Non ho ricevuto quello che desideravo per Natale...
Uno schiaffo... o una sorpresa... che mi svegliasse...
postato da: Sentoeattendo alle ore 13:54 | My Site | commenti (1) |permalink|Poche ore mi dividono dal Natale, conto quelle che mi dividono dall'Anno Nuovo, e scrivo questo post con l’Ipod nelle orecchie, musica pop, un caffè nella pancia…
Ieri sera fissavo il piccolo albero nella casa di Roma... mi affascinava con tutte le sue luci che si riflettevano sui vetri, e mi sono fatto rapire, al buio seduto sul divano multicolor, sono caduto dentro al plaid e lo fissavo come facevo da bambino, totalmente rapito…
Vivo la mia casa come non mai in questi giorni, vegeto sotto al piumone cercando di non pensare a troppe cose tutte insieme... si sa la mente tira sempre dei brutti scherzi, e la mia è una che sotto carico di stress mentale fa sempre danno…
E così non penso a cosa farò il 31, non penso a cosa farò nel nuovo anno, non penso a come sarò, a come starò, e forse adesso non mi importa di saperlo, che farsi queste domande è del tutto inutile, aiuta solo a fissare nella mente le venature che fa la vernice sui muri e nulla più…
Stanotte pensavo a me, alla mia vita, e mi sono ritrovato a fissare il riflesso che fanno le imposte sul soffitto quando passano le luci delle macchine... non si capisce qualcosa di più fissandosi sui pensieri, rigirando la vita come un calzino, cercando di fare uscire il senso di tutto quello che ci succede…
Esco, respiro l’aria di Roma che non sento poi tanto mia… dormo in una camera che mi ricorda troppe cose, sento musica, leggo libri, abbraccio amici, e mi perdo, e poco mi importa se non mi ritrovo, l’Ansia non l’ho portata con me, anzi a dirla tutta le ho dato un mezzo sfratto, ecco lei proprio non ce la vorrei nel mio nuovo anno…
Stendo la mia vita sull’asse da stiro, impugno il ferro e vorrei che la piastra lisciasse tutte le grinze e le pieghe, che asciugasse tutte le lacrime che ho versato, che scaldasse con il suo vapore quello che di freddo ancora c’è… così piano, senza fretta, perchè non c’è fretta, voglio godere delle mie piccole cose, perchè alla fine la felicità è solo questo…ed è solo questo quello che vorrei trovare ai piedi del mio albero…

So nascondermi tra le righe di questo blog e poi condisco tutto con chili di zucchero e miele... dolceamaro...
So delineare qui, spesso senza volerlo, un’immagine di me troppo parziale, per poi stupirmi, se e quando qualcuno mi conosce dal vivo, delle sue parole.
Che abbia creato un personaggio... S?
Il fatto è che le persone spesso pensano, leggendo, che io sia reale per quello che scrivo.
Ma è un’immagine parziale... vera ma parziale...
E sono dannatamente criptico.
Spesso non scrivo quello che sento per davvero.
Adesso, per esempio, non dico ciò che voglio.
Non lo dico perché non mi va punto e basta.
Parlo di ciò che voglio io.
Mi scopro fino a dove voglio io e nella vita di tutti i giorni lo faccio con chi voglio io.
Sì, sono un uomo dolce, ma dirlo già è riduttivo e parziale.
Che senso avrebbe, ad esempio, dire che sono un uomo passionale e che mi piace tutto quello che piace ad un uomo?
Sì, sono un uomo passionale, ma dirlo già è riduttivo e parziale.
Odio le costrizioni, essere frainteso e gli stereotipi.
E sono testardo.
Sto dove voglio stare, e se mi spostano può darsi anche che mi arrabbi... ma non impongo mai la mia presenza.
Non mi sento nemmeno di avere in tasca il segreto della vita, ma so che alle volte può sembrare così.
È che a volte decido di proteggermi da solo ma non voglio stare sopra a tutti.
Ciò che scrivo qui lo scrivo col cuore, con la pancia, con le mani e con la testa, con la speranza che chi legge non si fermi solo alle lettere e alle parole, e che non mi chiuda in una scatola con le lentigini e il viso da ragazzino.
E se spesso nascondo i particolari è per senso del pudore... non mi vergogno di averlo.
Sì, sono un uomo che arrossisce se gli si fa un complimento, abbasso lo sguardo, come se a volte me ne dovessi vergognare.
Altre volte sono capace di guardare in faccia una persona e sostenere lo sguardo, e farla allontanare in pochi secondi.
Io della vita non ho capito un cazzo, non ne ho capito nemmeno un pezzettino.
Ma sono uno che impara dalle esperienze passate, che non si scanza davanti a nulla, e che affronta tutto in prima persona, senza mai delegare ad altri, cosa che odio.
Sono solo un uomo in perenne lotta con se stesso, tra ciò che dice e quel che vorrebbe fare.
Ma sono coraggioso e credo nei miei ideali.
Non penso affatto che il mondo sia tutto rosa e che se piove cadano margherite
Sorrido anche io... e ascolto e mi ascolto... e quando posso cerco di avere quel che voglio, ma in punta di piedi.
Forse sta qui il mio errore: fare tutto in punta di piedi.
Voglio essere preso per quello che sono, anche se spesso nascondo parti di me.
La parola scritta purtroppo è sempre parziale, anche se chi scrive ci mette tutto se stesso, come in tutte le cose che fa...
Sono consapevole che ho bisogno di alcuni pezzi per completare parti del mio collage.
Sono consapevole di legarmi a degli attimi che mi fanno stare bene... ma il cuore e la testa parlano a chiare lettere ed io non posso non ascoltarli.
Perché certe regole bisogna saperle accettare, certi ruoli bisogna saperli interpretare, e certi vestiti bisogna saperli portare, e con certe scarpe poi... per avere il passo spedito...
Ed io non voglio nessuna regola a cui sottostare, ho deciso da tanto di non interpretare alcun ruolo,
perché questi vestiti all’improvviso si fanno così stretti, le scarpe diventano davvero troppo scomode.
Mi spoglio e torno ad esser libero.
Perché semplicemente cerco qualcosa che evidentemente qui non trovo.
Perché se non mi posso fidare allora è meglio che stia lontano da tutto questo.
Perché semplicemente sono stufo di tutte quelle persone che riescono a prendersi ciò che vogliono, che s’aggrappano alle coincidenze e attorno ci costruiscono tutta la propria vita.
Perché ho capito che le scelte si fanno in pochi secondi e poi però si scontano per tutto il tempo che ci resta.
Ho pensato questo stanotte, mentre lo sguardo s’incollava al soffitto, mi sono reso conto che era notte fonda, mentre Roma dormiva, quando anche io avrei dovuto dormire, e ho capito che non mi bastano certe cose e che certe cose mal s’incastrano con i miei vuoti, perché resterebbero lì a far gioco e a suonare a vuoto.
Ed io amo i suoni pieni, odio le assenze e desidero le presenze.
Sono un passo più in là, perché ho bisogno di quella follia, e sono lontano da quelli che non rischiano mai, da quelli che fanno per finta, da quelli che tutto è un gioco, da quelli che non si concedono mai, perché appartenere ha un senso, e tutto questo resto no... e allora…
CHIUSA LA PARENTESI E PUNTO
postato da: Sentoeattendo alle ore 13:16 | My Site | commenti (1) |permalink|Vorrei essere ignorante...
postato da: Sentoeattendo alle ore 15:46 | My Site | commenti (3) |permalink|Ho risposto ad una domanda
"come lo amavi?”
Ho risposto anche se certe cose per me sono sempre state difficili da inquadrare e spiegare, io che i sentimenti li vivo di pancia, col mio modo strampalato, a spizzichi e a bocconi, con grandi abbuffate, sprofondandoci le mani, riempiendomene le braccia… me lo ricordo sì come lo amavo… e non solo ricordo le volte
che ho amato
che ho quasi amato
quando ho sentito un leggero calore
quando quello stesso calore è diventanto fuoco
È quando ti chiedi “come sto amando e perché”… che forse qualcosa non quadra perfettamente?
È quando riveli che hai il cuore in pace che tutto si sgretola?
È durante il paragone, del come fai o hai fatto, che forse il dubbio già s’è insinuato, ha messo radici e come un'edera piano piano s’avvolge e finisce per soffocare ciò su cui s’è arrampicata?
Potrei voler dire che ogni volta è così diversa, che non ci sono parti prestabilite, che non c’è sempre lo stesso succedersi di scene, che a momenti c’è il gobbo dei ricordi a suggerire dove sono nascoste FORSE su quel terreno le mine.
Allora ci passi attorno, dimenticando però che quello è un terreno nuovo, e che per questo non ancora battuto e allora una nuova mina potrebbe nascondersi proprio in quel fazzoletto di terra…
Ognuno ha un modo suo e vive la sua personale successione di tregue e squilibri…
Il fatto è che ognuno si guarda, e a volte guarda quello che non potrebbe guardare o guarda quel che non può avere, ma è nel come lo guardi, nel timore che si mischia alla curiosità, che si nasconde una verità indiscutibile: tutto è tregua, tutto è squilibrio, è un respiro che all’improvviso si ferma, è uno sguardo che si abbassa, è un labbro che si morde, è un piede che ticchetta nervoso.
Tutti buttano la propria polvere sotto al tappeto, io ho smesso da piccolo… quando per sbrigarmi mettevo in ordine i giocattoli ficcandoli sotto al letto e tirando fino al pavimento la coperta…
Ho capito che fare i furbi serve a poco, perché…
le tregue e gli squilibri capitano, arrivano, si stanziano, ci convivi, li eviti, li rimuovi, li rispolveri, li fissi, li lucidi.
Ti credi più forte di loro. Di tutto.
Ho trovato una chiamata persa e tre messaggi da 4 persone diverse... ma sono furbi, troppo furbi...
Mi si è inclinata la testa da un lato, s’è fermata sulla spalla destra e gli occhi si sono chiusi.
Mi sono addormentato così, come una pera, senza appello, tra la mia coinquilina e una sua amica.
E non c’è stato verso di svegliarmi.
All’una, piuttosto incazzato, mi sono infilato il pigiama, e sono ricrollato come la pera di cui sopra.
Adesso siamo nella fase fisioterapia-risveglio psicologico, ci provo, ci metto tutto me stesso, sono un testardo del resto.
Sono caduto e mi sono rialzato.
Ho il sapore di una ferita profonda, ma ho la forza spesso di ribaltare le cose che si sono rovesciate e di buttare in fondo alla lista quelle che sanno di poco e che poco ti lasciano.
Quanti rospi si devono ingoiare nella vita non lo sa nessuno ma si può capire cosa è importante e cosa no, e dare priorità ad un sorriso, ad una lacrima di gioia, anche se la sera ti fanno male tutti i muscoli, anche se ti addormenti esausto, sai che tutto quello che fai è quello che ti fa sentire una persona migliore, cresciuta, diversa.
E lasci indietro chi non sa starti accanto in nessun modo.
A volte basta una telefonata, una parola, un messaggio, per sollevare il cuore, per ridare respiro.
Ma se nulla di tutto questo arriva, allora lo fai da solo, ti aiuti, ti fai forza, ti sorridi mentre ti vesti la mattina, mentre aspetti il bus mentre stai dietro alle richieste a lavoro.
Il resto non conta, il resto se ne va via con la stessa velocità dell’acqua mentre togli il tappo al lavandino.
Aspetto che la ruota giri... che arrivi il contrappasso, che il nero diventi bianco e che insieme al grigio arrivino i colori.
Intanto tiro fuori tutto il mio carattere, il mio modo d’essere, prendo di polso la situazione, e sprono le intenzioni, perché questa è una delle cose che mi riesce meglio... insieme ai primi piatti, ovviamente 
Chissà se da bambino mi hanno detto che pretendere fosse una cosa da non fare… mi ricordo però che quando dicevo “voglio” mi correggevano sempre con un “si dice vorrei”… ammetto che mi è sempre piaciuto “voglio”… prima ero categorico, irrequieto e dimostravo di esserlo sempre… adesso, che sono cambiate tante cose, maschero i miei voglio con i vorrei, lasciandoli al loro destino… a volte non curante li lascio lì, come fazzoletti sparsi quando si ha un raffreddore fastidioso…
Il bello è che i miei voglio non coincidono quasi mai con i tempi e i casi della vita.
Ora, per esempio… ho tanti vorrei ma so bene che se potessi smascherarli sarebbero tutti degli sfrontati voglio, con tanto di pugno sul tavolo!
Quando sto così, con tante cose da fare, aspetto che arrivi il silenzio per smistare tutto, mi metto lì e con precisione scelgo i miei voglio, li accarezzo, me li giro tra le mani, li riordino con un ordine tutto nuovo.
Li guardo da lontano.
Ieri sera smistavo scatole di foto/rimpianti - foto/rimorsi - foto/volti - e ancora foto/delusioni.
Me ne sono cadute addosso una dozzina perché avendo terminato lo spazio e continuando ad accatastarle, si ribellano al disordinato/ordine che cerco di dare loro.
E così ho pensato se prima o poi quel mucchio di “vorrei” pretenderà la mia attenzione presentando il conto di quanto non avuto fino ad ora.
Un conto che arriva in un periodo in cui ne piovono tanti…
Voglio che tutto si sistemi nella mia vita, che torni come prima, che la tranquillità sia quella di una volta, e non l’ansia nel sonno alla notte…
Voglio che il telefono taccia per quei numeri che non ho voglia di ascoltare, perché le voci creano scuse, le scuse creano le bugie, le bugie danno vita ai pensieri…
Voglio alla fine quello che forse non posso volere… allora fisso lo sguardo da un’altra parte facendo finta che… ma gli occhi tradiscono e miei cazzo raccontano pure troppo di me…
Alla fine decido che buttarmi in svariati progetti aiuta a distrarmi, a non perdere tempo con chi del mio tempo si vuole soltanto nutrire, alzarsi e poi andarsene.
Così ri-smisto qualche voglio guardandolo da lontano, come si fa con un oggetto bello e prezioso, che si tiene dentro ad una bacheca proteggendolo da pericoli esterni…
Con finta indifferenza passo e regalo loro un sorriso, anche se dentro sono inquieto... poi mi trasformo in stoccafisso misto ad imbarazzo, perché una stanza abituata ad avere sempre troppe persone, all’improvviso mi sembra essere diventata davvero troppo piccola per contenere solo il mio animo ribelle…
E ora è tardi davvero… spolvero i miei ultimi voglio e poi… poi chissà…
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