
Io scrivevo, tu leggevi.
Leggevi le mie parole, i miei pensieri... e più leggevi, più ti innamoravi.
Di ciò che ti mancava.
Ma questo non lo sapevo, non potevo saperlo.
E mentre i bordi combaciavano e c’era tutta una profondità da attraversare... io mi ingannavo.
Ma questo io non potevo saperlo, perché non facevo in tempo a pensarlo che già ti amavo, e se non facevo in tempo a pensarlo non potevo nemmeno contraddirmi, discutermi, e non potevo nemmeno ipotizzarlo, un dubbio.
Così ogni mia parola aderiva alla tua pelle, e si faceva bocca - occhi - naso, ed era tutto delizioso, desiderabile, plausibile, godibile... perché tutto era già nelle mie parole... e le parole bastavano... a renderti divino.
Io scrivevo, tu leggevi.
E quello che leggevi ti piaceva... ti piaceva il suono della mia voce, che descriveva la vita, ti accompagnava e ti aiutava a comprenderla... quella voce che guardavi e osservavi.
Sceglievo un colore e una luce per ogni cosa... ero quell’essere che ti apriva il cuore e lo affondava in morbidezze che non ricordavi... e la tua, di voce, era un viso caro pur essendo muta, era carne pur essendo aria.
L’aria del tuo respiro di sigaretta mentre leggevi le mie parole... e io pensavo a certi sentimenti e mi ingannavo.
Ma questo io non potevo saperlo.
Io che non cercavo più nulla – tu mi rassicuravi; io che vivevo come un ingenuo senza temere alcuna pugnalata, senza curarmi di chi guardava per giudicare, di chi parlava per parlare e di chi domandava per esigere.
Tu vivevi assieme al tuo disinteresse per la felicità; io vivevo per provare... ma ad amare non provavo, amavo e basta, amavo tutto, amavo in assoluto.
Io scrivevo, tu leggevi
E più leggevi, più ti innamoravi.
Di tutto ciò che tu non eri, di tutto ciò che tu immaginavi e ricordavi, dei tuoi elogi alle vite degli altri, dei tuoi possibili mondi, quelli bassi e quelli alti, quelli vicini e quelli lontani.
Tu eri un veicolo con il tuo corpo, con le tue parole eri solo uno strumento: non eri nè un inizio nè una fine.
E io invece ero quello che ero sempre stato e che solo potevo essere: un tubo.
Di dimensione e capacità variabile.
Tubo, che a volte era un ponte tra rive che faticavano a trovarsi, ponte fino a che la nebbia non si diradava... allora diventava brezza, per chi non sopportava il caldo appiccicoso.
Essere strumento non implica riempimento, essere strumento dà il dono dell'esserci incondizionatamente.
Il tubo è senza incrostazioni perchè si può pulire.
Ma io questo non potevo saperlo, e pensavo a come le parole moltiplicano le parole, e pensavo che ciò che era scritto non poteva non essere.
Con te capivo e contenevo, e conoscevo la gioia e il piacere, e di tutto il resto non mi importava... davvero non mi importava... mi importava solo di ogni cosa che sentivo e che vedevo perché era vera: della verità, quella sì, mi importava.
La tua era una verità che si reggeva su un piede solo ma si reggeva benissimo, il tuo era un amore senza esitazioni, senza cedimenti, che si sosteneva senza fatica su un piede solo, e si reggeva benissimo.
A me piaceva il tuo amore, la naturalezza con cui tendevi ad esso, e il tendere era aderire: alle cose, alle persone, alla vita stessa... a noi 2.
Ed io lo sentivo e aderivo, e sentivo che anche tu aderivi, e sentivo che magari avremmo potuto aderire insieme, godere della stessa ispirazione e tendere al medesimo orizzonte.
Io scrivevo, tu leggevi.
E leggendo ti innamorasti.
Io scrivevo solo per il mio riempimento (dovevo riempire il mio essere tubo), scrivevo nell’illusione di poter essere altro... magari sale.
Tu leggevi... ma in verità non era amore.
Ma questo io non potevo saperlo, potevo solo guardare i tuoi occhi neri brillare, prima che si sciogliessero nel tuo mare, sterminato, che mi hai fatto credere ancora avevi da navigare.
La fine... io non vedevo la fine, di quel mare sterminato, che era l'amore.
Un tubo infatti copre distanze misurabili, si allunga e si accorcia a seconda della funzione.
E io cosa potevo essere per te se non tubo gettato nel mare?
Un corpo estraneo, inquinante, inutile e galleggiante.
Il mare è acqua e sale, contiene, nutre, accoglie... e divora se è necessario.
Un tubo invece è un buco, un buco utile, utile al passaggio (finché le pareti reggono)... un buco che necessita di ricambio.
E tu mi hai sostituito con l'assenza, l'abbandono e il silenzio.
Per me invece un altro mare non potrà mai più esserci.
Io scrivevo, tu leggevi.
E scrivendo mi ingannai.
"Ognuno, che abbia fatto dei torti ad un'altra persona, sarà punito... nessuno escluso, tutti, perchè il tempo per me non conta ed ho l'eternità davanti. Posso essere in ogni luogo, in ogni momento... e fare tutto quello che voglio"
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