
Sono una certezza… schiavo di un unico dubbio: se torto o ragione siano davvero solo un’opinione...
Sono figlio del coraggio e dell’amore: del coraggio di demolire fortezze che altri o la mia insicurezza vollero erigere; dell’amore, di quello complice e inossidabile, che tempo, delusione e dolore non riescono a scalfire e che mio malgrado… mi ha abbandonato.
Sono un libro di Coehlo che, aperto una sera di ottobre, gridò al mondo intero che era acqua che respiravo e non aria.
Sono un dipinto di Hayez, una canzone di Bob Dylan, un pensiero di Pessoa.
Sono la riva di un fiume, dove amici siedono e aspettano risposte… che d’istinto dò e che d’istinto temo.
Sono un graffio al cuore.
Sono un viaggio iniziato sotto un cielo d’agosto, un’emozione spontanea, sono ogni cosa che ogni parola di ogni cuore è riuscita a creare.
Sono la fedeltà… di un’amicizia di vecchia data e di un’amicizia di nuovo giorno.
Sento di avere avere le dita sporche di marmellata... le ho immerse nel barattolo della consapevolezza...
Cosciente di non essere capace di godermi le mie conquiste e libertà...
Cosciente di avere paura di respirare...
Cosciente di sapere che faccio sempre tutto quello che posso...
Cosciente di saper parlare, seppure imbavagliato dall'omertà altrui...
Cosciente di avere una coscienza pulita...



Silence is all we dread.
There's Ransom in a Voice -
But Silence is Infinity.
Himself have not a face.
Il Silenzio è tutto ciò che temiamo.
C'è Riscatto in una Voce-
Ma il Silenzio è Infinità.
In sé non ha un volto.


Mezzanotte.
Dei fuochi d'artificio che provengono dal mare portano i miei occhi a guardare l'orologio... è mezzanotte e cinque... ufficialmente il mio compleanno.
Mamma è entrata in cucina mentre io ero davanti al lavello e prendevo l'acqua per preparare la camomilla (maledetta insonnia).
Non l'ho sentita entrare, si è avvicinata e mi ha abbracciato da dietro, baciandomi sulla schiena.
“Auguri, bimbo mio, che tu possa essere felice sempre, che la vita sia generosa con te”
Mi sono girato e l'ho guardata un po' sorpreso.
Il viso arrossato dal sole preso al mare, i capelli raccolti in una coda un po' scomposta, gli occhi grandi e scuri. Io solo con gli slip addosso e i piedi perennemente scalzi... gli sono sembrato proprio un bimbo.
Ci siamo abbracciati e ho sussurrato parole un po' sconnesse, un groppo in gola, le lacrime come spilli da ricacciare giù.
"E' stato bruttissimo quest'anno mamma, nemmeno puoi immaginare"
Il tuo bimbo oggi compie 30 anni, mamma.
E' un uomo affabile, riflessivo, mai banale, profondo, confuso... e in certi momenti ricordo troppo te 25 anni fa e questo un po' ti fa paura.
Quando sono nato i miei genitori non avevano nessuna esperienza in fatto di ninne nanne.
Erano genitori inesperti e improvvisati, io il primo figlio.
Quindi mi addormentavano a modo loro, con le note di questa canzone...
Moon River, wider than a mile, I'm crossing you in style some day.
Oh, dream maker, you heart breaker, wherever you're going I'm going your way.
Two drifters off to see the world, there's such a lot of world to see.
We're after the same rainbow's end–waiting 'round the bend, my huckleberry friend,
Moon River and me.
Il cellulare ha lampeggiato... un mio amico si è preso il merito come sempre di essere il primo a farmi gli auguri.
Mattina.
La notte è stata come sempre tormentata e tormentosa.
Mi ha svegliato una sensazione fastidiosa e strana addosso.
Prima che il sole passasse attraverso le fessure delle imposte e mentre ero in uno stato di dormi-veglia, un paio di timide lacrime hanno rigato il mio viso, trovandomi del tutto impreparato dal quel sapore salato, che davvero testimonia poco una positiva accoglienza al trentesimo anno di vita del sottoscritto.
Ho fatto uno strano sogno durante il quale non facevo altro che piangere... un pianto disperato.
Cosa c'è di strano? Che in realtà il sogno non era per niente strano.
Parlavo con i miei genitori, con la mia famiglia, della mia attuale vita e piangevo.
La differenza fra sogno e realtà sta nel fatto che, nella realtà, non parlo molto della mia attuale vita con i miei genitori e non piango.
Non piango quasi mai, o molto raramente, devo essere da solo, assolutamente da solo.
E comunque non è un vero e proprio pianto, con singhiozzi e il fiato che manca.
Il mio pianto è fatto di lacrime che scivolano e, spesso, neanche me ne rendo conto se non quando mi accorgo di avere il volto bagnato.
Può succedere la notte, tornando a casa, mentre sono in macchina, magari fermo ad un semaforo, con i pensieri che vagano e vanno anche dove non dovrebbero.
Le ho asciugate di fretta, le mie mani sono passate veloci sulle guance, come se volessi nascondere anche a me stesso la traccia di un ennesimo pianto, come se non volessi dare la soddisfazione all'ansia che, da ieri a mezzanotte, mi sussura nell’orecchio in modo ridondante, cadenzato e senza nessuna pietà.
Ho fatto come quando mi cade il latte sul tavolo alla mattina quando strappo l’angolino del cartoncino, la mano, proprio come una pezza assorbente, ha spazzato via quelle due righe che hanno solcato le mie guance, ma loro si sono fatte strada non solo fisicamente lì tra le mie lentiggini, sono arrivate fino al cuore, iniettando un po' di pozione amara, aprendo un po' la ferita del ricordo, condendo il tutto con la malinconia.
Che fai S. piangi? Tu non hai mai pianto il giorno del tuo compleanno...
Questo è quello che ho pensato, questo è quello che il mio cervello semi-addormentato mi ha suggerito, perchè quelle lacrime somigliavano tanto ad un gesto incondizionato ma non lo erano, perchè può capitare almeno una volta nella vita di non esser felici il giorno del proprio compleanno, forse perchè si sente quell’anno in più che ci salta sulle spalle aggiungendo il suo peso a quello degli altri, lui si infila nello zaino rendendolo un po' più pesante, rendendoci più consapevoli di come cambia la vita, di quali pieghe essa prenda, di come è sempre più somigliante ad un arcobaleno di colori, e le nostre emozioni sono le fasce colorate che si alternano le une alle altre sfumando gradevolmente... a volte non ci accorgiamo di transitare da un’emozione all’altra, e così è facile che si passi dal verde all’azzurro, come dal rosso all’arancio e poi al giallo…
E così mi guardo un attimo indietro e vedo un lento oscillare della mia vita, più o meno inconsapevole, tra i suoi mille colori, e sento questo mio giorno un po' diverso da quello degli anni addietro.
Faccio un salto con la memoria e mi ricordo dove ero l’anno scorso la sera del mio compleanno, mi chiedo se Gianluca si ricorderà almeno per un attimo di me, ricevo un morso al cuore, provo dolore, decido che è tardi e mi alzo che devo godermi la giornata, accendo il cellulare e tanti amici mi fanno gli auguri, sorrido mentre bevo la mia tazza di caffèlatte, il cane dal balcone aspetta un biscotto e mi abbaia un 30, sorrido, passa mia sorella, mi fa gli auguri, le dò un bacio, le carezzo i capelli…
Pomeriggio.
Papà mi telefona da lavoro pensando che abbia fatto le ore piccole ieri sera, ma lo informo che sono in piedi dalle 8.
Mamma mi dice che è arrivato un mazzo di fiori per me, c’è un biglietto ma non c’è firma, lei ridacchia mentre mi legge il contenuto, tira nomi come se fossero i numeri della tombola, soffermandosi su due in particolare, ma dalle parole che mi ha letto penso che siano il pensiero di un'amica.
Faccio un pranzo veloce, rimango solo, metto su un cd, e aspetto che la musica invada la casa, e che le sue note mi regalino un po' di pace, suona il campanello, una zia e ancora messaggi che fanno impazzire il cellulare.
Decido che uscirò a fare due passi, fuori c’è il sole che mi sorride, e forse magari sorrido un po' anche io...
Thanks Mirela for your call...
Buon Compleanno S...
ça c'est pas ta faute...

L’estate mi sembra come un sasso enorme da portare sulle spalle per troppo tempo... amo il mare ma odio l’estate... una contraddizione apparentemente senza alcun senso.
Giornate troppo lunghe per i miei gusti, la luce abbagliante e in questa situazione faccio fatica a vedere attraverso, a vedere oltre, a vedere chiaro... tutto troppo confuso, senza contorni chiari, senza spessore.
Fantasmi strani di giorno che si aggirano nella luce calda senza trovare ombra e pace. I soliti fantasmi della mia vita, compagni non voluti di questo viaggio senza una meta precisa.
Solo un punto di partenza... il resto è nebbia.
Fantasmi invadenti e crudeli che in queste calde giornate più lunghe del solito decidono di dare sfogo alla loro mediocrità... fantasmi in cui inciampo a ogni passo.
Fantasmi da sopportare, con cui convivo, che cerco di evitare ma che allo stesso tempo cerco, scruto, verso cui allungo le mani. Allungo le mani verso il niente, verso la notte che scende.
I fantasmi dell’estate prima di svanire lasciano il posto ai fantasmi della notte, compagni delle mie lunghe notti che scorrono lente come l'olio caldo sulla pelle.
Non ho voglia di stare ad aspettare, non ho voglia di inseguire fantasmi... è come barare con se stessi facendo un solitario. Meglio mettere le carte in tavola, fissandosi negli occhi... occhi aperti e limpidi, profondi come il mare... cercando quello che non vuole apparire e non vuole farsi scoprire.
Solo cenere e polvere che nessun vento riuscirà a portare via... a coprire ogni cosa, fantasia, desiderio, paura.
E' che potevi darmi almeno la mano prima di andartene...
Metà luglio.
Tempo di vacanze per gli altri.
Tempo di valigie e pieni di benzina verso mete desiderate.
Io corro con gli istinti in mano, le braccia incredibilmente molli, le idee come fossero altrove.
Ho una valigia a forma di cuore e inferni di gesti nascosti.
Non sono mai stato abbastanza veloce per urlare.
Non sapevo capitasse questo a chi si muove a testa in giù...
Non sono fantastico... non sono speciale
Chiccolino dove stai?
-Sotto terra, non lo sai?
Ma là sotto non fai nulla?
-Dormo dentro alla mia culla.
Dormi sempre, ma perchè?
-Voglio crescer come te.
Ma se tanto crescerai, chiccolino, che farai?
-Una spiga metterò e tanti chicchi ti darò...*
*Ninna nanna di S. da bambino
Lascia stare S... non sognare...
La finestra della mia camera è aperta e a malapena scorgo i contorni delle case che ho davanti. I primi raggi del sole filtrano attraverso le persiane, amo svegliarmi con il sole che si insinua tra le fessure, mi piace vedere che un piccolo spiraglio di luce si stenda sul cuscino accanto al mio viso.
Sono giorni che cammino con una strana sensazione addosso, il mio cuore è a tratti caldo, è come se lo avessi avvolto in una sciarpa di lana, e a tratti trema gelido come se avesse freddo.
Strana sensazione... lui ogni tanto si stringe ed io piango... io ogni tanto mi stringo ed è lui che piange...
Mi chiede aiuto, mi dice che è ferito, mi dice che si scalda un attimo per poi poco dopo raffreddarsi. Lui tende una mano al mio cervello ed insieme parlano, mi parlano, ed io nel mio letto li ascolto.
In un libro che lessi tanti anni fa, c’era una storia bellissima, ed in questi giorni sono andato a cercare, l’ho riletta, ho chiuso gli occhi ed ho iniziato a capire che forse è davvero così.
Ognuno di noi, racconta la storia, nasce con una scatola di cerini al suo interno ma non possiamo accenderli da soli, perché abbiamo bisogno dell’ossigeno e di una candela, come accade proprio ai cerini veri.
Ma per noi esseri umani questo ossigeno proviene dal fiato della persona che si ama, e la candela “può essere un tipo qualsiasi di cibo, di musica, di amore, di parola o di suono che faccia scattare il detonatore e accendere in tal modo uno dei fiammiferi”...
Mi è capitato di provare questa strana sensazione, per un momento mi sono sentito accecato da un’emozione intensa… “si produrrà dentro di noi un piacevole calore che con il passare del tempo si andrà affievolendo, lentamente, finché non sopraggiungerà una nuova esplosione a ravvivarlo”… e mi chiedo ora se un mio altro cerino si incendierà, se ancora vivrò questo calore a tratti intenso e a tratti lieve, quando ancora camminerò, mangerò, dormirò, leggerò con questo calore costante sul cuore…
“Ogni individuo deve scoprire quali sono i detonatori che lo fanno vivere, poiché è la combustione che si produce quando uno di essi si accende a nutrire di energia l’anima. In altre parole, questa combustione è il nostro nutrimento. Se non scopriamo in tempo quali sono i nostri detonatori, la scatola di cerini s’inumidisce e non potremo mai più accendere un solo fiammifero.
Se questo accade, l’anima fugge dal nostro corpo, va errando nelle tenebre più profonde e cerca invano di trovare nutrimento da sola. Non sa che glielo potrebbe dare soltanto il corpo che ha lasciato inerme e pieno di freddo
Per quanto desideriamo acceso un nostro cerino dobbiamo imparare che non tutti quelli che ci sono vicini possono essere in grado di farlo, ed è “per questo che bisogna star lontani dalle persone che possiedono un fiato gelido. La loro presenza potrebbe da sola, spegnere il fuoco più intenso, con il risultato che ormai sappiamo. Maggior distanza prendiamo da queste persone, più facile sarà proteggerci dal loro soffio”.
Penso a tutti quelli che mi sono vicini, e mi interrogo sui loro fiati, mi chiedo se sono gelidi o meno, se sapranno accendere un cerino, e togliere via l’umidità da questa scatola che ho nel petto.
Ogni giorno faccio tanti passi avanti e poi ne faccio altrettanti indietro, vago incerto su una strada vuota... ed esser soli fa male... ci inumidisce sempre di più, ci ingrigisce ogni giorno di più…
Porto una mano sulla mia scatola cercando di proteggerla, dal vento, dal freddo, dalla pioggia delle mie lacrime, devo frenare la mia voglia di vedere una luce che la scaldi perché “bisogna anche fare molta attenzione ad accendere i cerini uno per volta. Perché se per una forte emozione si accendessero tutti insieme, produrrebbero un bagliore così intenso da mostrare più di quanto riusciamo a vedere normalmente; e allora davanti ai nostri occhi un tunnel splendente ci indicherebbe la strada che abbiamo dimenticato al momento della nascita e ci inviterebbe a ritrovare la nostra perduta origine divina. Quando abbandona il corpo inerte, l’anima desidera far ritorno al luogo da cui è venuta”…
(Dolce come il cioccolato –Laura Esquivel)
A piccoli passi cammino ogni giorno di più, e le mie mani cercano di riparare dall'umidità la mia scatola di cerini…
«Rifletto quì da SOLO... davanti a me TU non hai potuto... ti avrei UCCISO con un SORRISO... che non avrebbe nascosto quello che ormai SAPEVA... »